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Conservazione del cordone ombelicale: l’esperienza di una mamma

Conservazione del cordone ombelicale: l’esperienza di una mamma

Per chi ha già preso informazioni sulla conservazione delle cellule staminali e ha già deciso di fare questo regalo al proprio bambino, le incognite più grandi spesso riguardano la scelta della biobanca e le operazioni da compiere dopo la firma del contratto. Sarà complicato? Ci sono molte procedure burocratiche? In realtà, nulla di tutto questo. Per rendere tutto più chiaro abbiamo chiesto a una mamma che ha appena terminato l’intero processo di raccontarci la sua esperienza.

Come ha scelto la sua banca del cordone ombelicale?
Non avendo nessuno che mi potesse consigliare per esperienza personale, mi sono affidata a criteri oggettivi. Sapevo che la certificazione Good Manufacturing Practice, la GMP insomma, è quella più importante e riconosciuta nel mondo. Poi ho scelto una banca assicurata, che anche in caso di insolvenze garantisce la conservazione fino alla data stabilita. Sa, in questi tempi di crisi non si è mai troppo prudenti.

Quale è stata la prima cosa di cui si è dovuta occupare?
Sono andata alla direzione sanitaria dell’ospedale dove avevo scelto di partorire e ho chiesto i moduli per ottenere l’autorizzazione all’esportazione delle cellule staminali. Nel frattempo la mia biobanca mi aveva fatto arrivare a casa del materiale informativo e quello che loro chiamano “il kit di raccolta“. In pratica è un contenitore con tutto quello che il personale dell’ospedale dovrà usare per prelevare le cellule staminali dal cordone ombelicale. Mi hanno raccomandato di ricordarmi di portarlo con me in ospedale il giorno del parto, e così ho fatto.

Qualcuno l’ha aiutata in questo processo?
Naturalmente il mio compagno. E poi la struttura a cui ci siamo affidati ci ha offerto anche l’aiuto di un tutor personale, una persona che potevamo contattare in ogni momento per domande, dubbi e consigli.

Come ha vissuto il grande giorno?
Intende il giorno del parto? Come tutte le altre mamme! Con trepidazione, paura, emozione, dolore e tanta gioia. Non ho pensato ad altro fino a quando un corriere è arrivato nella mia stanza per ritirare il campione prelevato. Il mio compagno aveva avvertito telefonicamente la biobanca, che mi ha mandato il corriere. Mi hanno spiegato che il campione veniva portato in un laboratorio di analisi, per verificare, per esempio, che le cellule staminali avessero la corretta vitalità e il volume adeguato.

È andato tutto bene?
Certo, il campione ha superato le analisi ed è stato conservato. Le staminali vengono conservate in speciali contenitori (li chiamano “biocontainers“) a una temperatura di -196°C, me lo ricordo perché mi ha colpito una temperatura così bassa. Poi mi hanno detto che è proprio grazie questa temperatura che le cellule staminali si conservano negli anni. A processo terminato, ho ricevuto il certificato di crioconservazione. Ora, se mai il mio bambino o la mia famiglia dovesse avere bisogno di queste cellule staminali, potremo richiamarle e utilizzarle. Per fare questo dovremo richiedere l’autorizzazione all’importazione al Ministero della Salute, ma anche in questo passaggio la mia banca mi ha assicurato che mi assisterà e mi accompagnerà passo per passo.

Nel complesso, come è stata la sua esperienza?
Direi una buona esperienza. All’inizio pensavo che sarebbe stato molto complicato, poi invece praticamente non ci ho pensato fino a dopo il parto. Ho voluto fare qualcosa per il mio bambino nell’unico momento in cui mi era possibile farlo, una sorta di assicurazione biologica per il suo futuro.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com