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Ricerca scientifica e cellule staminali del cordone ombelicale: le conquiste e i progressi

Ricerca scientifica e cellule staminali del cordone ombelicale: le conquiste e i progressi

Fredda, asettica e distaccata: così viene concepita da molti la ricerca scientifica, immaginata come un’attività confinata tra le mura dei laboratori. Eppure essa può aiutare a cambiare in meglio la vita delle persone, a dare nuova speranza per la salute, e proprio in questo settore si pone la conservazione del cordone ombelicale. Lo studio delle cellule staminali del cordone ombelicale si è rivelato sempre più spesso uno strumento molto utile al miglioramento dello stato di salute di pazienti affetti da patologie.

I casi in cui il trattamento di gravi patologie con cellule staminali cordonali si è rivelata efficace sono sempre di più. Sono state riconosciute oltre ottanta patologie dal Ministero della Salute – ed elencate nel decreto ministeriale del 18 novembre 2009 – per le quali il trattamento con cellule staminali del cordone ombelicale è una terapia standard, ma ce ne sono ancora molte altre per le quali questo tipo di trattamento è ancora oggetto di studio e in fase di sperimentazione.

Le terapie rese possibili dalla conservazione del cordone ombelicale e dall’utilizzo delle cellule staminali in essi contenute vedono molti casi di successo. Tra questi una studentessa americana di Haledom, Amanda Salazaar, che grazie al trapianto allogenico di cellule staminali cordonali è riuscita a combattere l’anemia falciforme. Amanda si è liberata della sua patologia già da tre anni e, dopo questa esperienza, ha deciso di dedicarsi agli studi infermieristici1.

Ma non è la sola: in California la giovane Jessie Queen, affetta dalla leucemia e mamma di una bambina, si è sottoposta al trattamento con cellule staminali del cordone ombelicale. I medici sono riusciti a constatare che dopo il trapianto la malattia è andata in remissione e le condizioni fisiche di Jessie sono migliorate, così da poterle dare più tempo insieme alla sua bambina2.

Le cellule staminali del cordone ombelicale sono impiegate in molte terapie ancora in fase sperimentale e tra queste c’è il trattamento della paralisi cerebrale. L’impiego delle cellule staminali si è rivelato efficace per questa patologia, come dimostrato da uno studio clinico3: trentuno bambini sono stati trattati con cellule staminali del cordone ombelicale ed eritropoietina (EPO) e, a sei mesi dalla loro infusione, è stato possibile riscontrare dei miglioramenti sia nell’apparato motorio sia nelle capacità cognitive. Si può citare il caso di un bimbo tedesco di tre anni, il quale ha tratto dei benefici dalla terapia con cellule staminali cordonali contro la paralisi cerebrale. Il piccolo era rimasto in uno stato vegetativo a seguito di un infarto avuto all’età di due anni e mezzo, che come conseguenza aveva portato danni cerebrali di tipo ischemico: dopo nove settimane al bambino è stato effettuato un trapianto autologo di cellule staminali del cordone ombelicale, conservate nella biobanca privata Vita34 (nella quale Sorgente conserva). Durante i quaranta mesi successivi il bimbo ha mostrato notevoli passi avanti nelle abilità cognitive e motorie, riuscendo a riacquisire la capacità di fare un sorriso. I medici sostengono che i miglioramenti mostrati dal bambino non si possono ricondurre all’attività riabilitativa cui è stato sottoposto, pertanto questo caso indica come il trattamento della paralisi cerebrale tragga benefici dall’utilizzo delle cellule staminali del cordone ombelicale con trapianto autologo4.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

Note bibliografiche

1. La notizia è stata riportata dal quotidiano locale online Northjersey.com
2. La notizia è stata riportata dalla ABC News
3. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Stem Cells
4. A. Jensen and E. Hamelmann, “First Autologous Cell Therapy of Cerebral Palsy Caused by Hypoxic-Ischemic Brain Damage in a Child after Cardiac Arrest—Individual Treatment with Cord Blood,” Case Reports in Transplantation, vol. 2013, Article ID 951827, 6 pages, 2013. doi:10.1155/2013/951827