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Staminali cordonali, donazione pubblica e conservazione privata

Staminali cordonali, donazione pubblica e conservazione privata

Le cellule staminali sono ormai riconosciute come un valido strumento nel trattamento di numerose malattie. Lo stesso Ministero della Salute riconosce la validità della terapia con staminali per ottanta diverse patologie. Essere in grado di fare una scelta consapevole e informata tra conservazione cellule staminali tramite biobanca privata e donazione è quindi sempre più importante per i futuri genitori.

Al momento della nascita è possibile prelevare le cellule staminali presenti nel sangue cordonale, che possono essere donate al sistema sanitario pubblico oppure conservate privatamente. Nel primo caso la famiglia perde la proprietà del campione raccolto, che viene messo a disposizione della collettività. Nel secondo caso la famiglia mantiene la proprietà sul campione e la facoltà di usufruirne in caso di necessità attraverso trapianti autologhi (il paziente in cui vengono infuse le cellule è il medesimo soggetto dal quale sono state prelevate) o allogenici intra familiari (le staminali vengono infuse in un membro della famiglia del donatore). A questo proposito è utile ricordare che più stretto è il grado di parentela e maggiore sarà la compatibilità con le cellule staminali, che arriva fino al 25% tra fratelli e sorelle e fino al 50% nei confronti dei genitori. 1) Il Decreto Ministeriale del 18 Novembre 2009 stabilisce però che la conservazione privata può avvenire esclusivamente attraverso biobanche con sede all’estero. Fa eccezione il caso in cui venga accertato il rischio per il nascituro di contrarre patologie “geneticamente determinate”. In questo caso il Ministero della Salute1 ha disposto che si proceda alla conservazione dedicata per uso autologo presso una struttura pubblica. Nel nostro Paese sono presenti ad oggi 19 biobanche pubbliche, il 10% del totale mondiale. Il CNS (Centro Nazionale Sangue) riporta però un numero di campioni conservati ancora basso (2454 unità nel 2011, a fronte di 22166 unità di sangue prelevate2), soprattutto se confrontato con il totale della nascite in Italia (550mila neonati nell’anno passato3). Dai dati emerge che la donazione non è dunque un servizio garantito, e che molti dei campioni prelevati finiscono ancora nei rifiuti biologici.

Un altro elemento importante da considerare per prendere una decisione consapevole in merito a donazione o conservazione è la qualità dei servizi offerti, che non è inferiore nelle banche private rispetto alle strutture pubbliche, come è dimostrato dai numerosi risultati positivi riportati in letteratura medica ottenuti a seguito di infusione di cellule staminali conservate privatamente. È questo il caso di Jan 4), bimbo affetto da anemia aplastica che oggi può condurre una vita normale grazie a un trapianto di cellule staminali donate dal fratellino, o di una bambina affetta da leucemia 5) che all’età di tre anni si è sottoposta a un trapianto autologo di staminali cordonali, e che oggi è sana, serena e un’ottima studentessa.

Conservazione privata e donazione pubblica sono insomma due strade meritevoli e sulle quali vale la pena riflettere in maniera consapevole e informata. Due opzioni che spesso si propongono come antagoniste ma che invece potrebbero lavorare insieme nella direzione di un servizio sempre migliore offerto alle famiglie.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

Note
1  Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”.
2 Report 2011 riportato dal CNS.
3 Dati Istat.
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