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Beppino senza capelli venditore di occhiali

Beppino senza capelli venditore di occhiali

Beppino era il venditore di occhiali più bravo di tutta la regione.

Certo che la sua abilità era solo una parte del suo successo, l’altra riguardava l’articolo che lui vendeva.

Occhiali magici! Non proprio magici, ma con gli occhiali di Beppino le persone potevano vedere il mondo, non così com’era, ma più bello.

Se il cielo fosse stato grigio sarebbe bastato infilare gli occhiali viola ed in cielo splendeva subito un caldo sole giallo.

Veniva a trovarti un vicino antipatico e tu con gli occhiali blu vedevi un volto sorridente e dei modi gentili.

Insomma una vera manna.

Beppino viaggiava di paese in paese, si sistemava sulla piazza principale e dall’alba vantava le doti dei suoi occhiali colorati. Mostrava gli occhiali prova, ed ogni tanto li infilava ai paesani che si fermavano per ore a sentirlo parlare.

Quel giorno che successe il “fatto” era capitato in un paese nel quale non era mai stato prima e questo era già strano, perché aveva girato in lungo ed in largo tutta la regione. Arrivò di buon mattino e trovò subito la piazza, con la chiesa da una parte, la caserma dei carabinieri dall’altra ed un bel bar che stava già aprendo per i primi avventori; c’erano solo poche persone, ancora insonnolite e, vicino alla fontana, una bambina che guardava verso di lui.

Da buon venditore le sorrise e continuò a preparare i suoi preziosi articoli.

Finalmente la piazza cominciò ad animarsi. Bambini che correvano a scuola, donne piene di pacchi e uomini corrucciati, ma tutti si fermavano almeno un momento da lui e compravano al volo una paio di occhiali rosa per vedere il bicchiere mezzo pieno o un paio di occhiali lilla per vedere che c’era ancora tempo per sbrigare tutte le faccende importanti.

E lei era ancora lì. Lei chi?! La bimba della mattina, quella che si era seduta vicina alla fontana. Continuava a guardarlo con una strana espressione sulla faccia e lui cominciava a diventare nervoso.

Forse … no …non era possibile … ma se … nessuno sapeva …. a meno che…no nessuno sapeva il suo segreto. Ma lei lo guardava dritto negli occhi e sembrava non stancarsi. Quando poi si alzò dal suo posto vicino alla fontana e si avvicinò a lui, Beppino cominciò a tremare e quando aprì bocca fu molto contento che quasi tutti se ne fossero andati. “Io preferisco l’asino” Beppino si sedette di colpo e rimase a bocca aperta. “Che cosa hai detto?” “Io preferisco l’asino” ripeté la bimba ” ha gli occhi buoni”.

Quella piccola bimba bionda conosceva il suo segreto. Perché tutti hanno un segreto, bello o brutto, ma tutti hanno un segreto.

Qualcosa che non ti va di far sapere agli altri.

Perché un segreto è questo, un mondo dentro il quale facciamo entrare solo chi vogliamo noi. E questa bimba non era stata invitata nel suo. “Spiegati meglio; quale asino?” “Quello vecchio e stanco. Il cavallo alato è bello, ma lui lo preferisco” Senza dubbio sapeva tutto.

Non aveva mai saputo se quella che aveva incontrata molti anni prima fosse stata una strega od una fata, in ogni caso, da allora, se faceva una gentilezza si trasformava in un bellissimo cavallo alato e poteva osservare le bellezze del mondo dal cielo, ma quando dimenticava di sorridere, diceva una parola sgarbata, non offriva un fiore ad una persona triste si trasformava in un puzzolente vecchio asino pieno di dolori.

All’inizio era stato difficile.

Si trasformava così spesso in asino che aveva quasi rinunciato a fare gentilezze, tanto finiva sempre e comunque a mangiare carrube e a grattasi le orecchie sui tronchi degli alberi. E da un po’ di tempo non faceva niente, tanto per non sbagliare. “Non lo so, io vedo nel tuo occhio destro un bellissimo cavallo alato e nel tuo occhio sinistro un vecchio asino , però così dolce. Da l’idea di averne viste tante, è gentile con tutti e ha gli occhi più buoni del mondo” “Come ti chiami?” disse Beppino. “Lidia” rispose “e tu?” “Beppino” e volendone sapere di più la prese per mano portandola fino alla fontana dove era stata tutta la mattina. “Perché non ti piace il cavallo alato?” chiese dolcemente.

“Perché è solo nel cielo. Fa tante cose belle, ma le guarda da lontano. L’ asino invece è sempre preoccupato per gli altri, sta attento a non ferire nessuno e tutti gli sono grati”.

Beppino non sapeva che cosa dire. Infatti era proprio così.

Ogni volta che si era trasformato in asino aveva imparato qualcosa.

Non faceva cattiverie o scortesie; invece quando si trasformava in cavallo era perché voleva farsi bello e finiva solo nel cielo.
Guardò con tenerezza Lidia e pensò che quella bimba non aveva bisogno dei suoi occhiali. E neanche di fare gentilezze per volare in cielo.

Era semplicemente felice facendole. Penso a quante volte non si era fermato con la gente perché aveva paura di diventare asino e quando per diventare cavallo era stato gentile con chi non gli piaceva. “Grazie” “Per che cosa?” disse Lidia. “Per gli occhiali che mi hai venduto” Lidia piegò la testa di lato come per dire che non gli era molto chiaro quello che Beppino stava dicendo.

Beppino cominciò a raccogliere tutte le sue cose, prese la valigia con gli occhiali e la diede ai signori delle immondizie che passavano di lì. “Venderò fisarmoniche. Sono più pesanti degli occhiali, però danno tanta gioia” Questa lezione l’aveva imparata e andandosene si voltò solo un attimo per salutare la piccola bimba bionda che gli sorrideva dal bordo della fontana.

Lalage Pickering: ngius2002@libero.it